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1 LA VITA E LE SCELTE: "EUTANASIA"... il Sab Gen 31, 2009 12:15 pm

Admin


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come il digrignamento dei denti, ingoiare, singhiozzare, sorridere, lacrimare e piangere, fare moine, farfugliare, sbuffare, oppure urlare senza alcuno stimolo esterno apparente. Molti pazienti emergono da uno stato vegetativo in poche settimane, ma per quelli che non si riprendono
entro 30 giorni si parla di stato vegetativo persistente. Le possibilità di recupero dipendono dall'entità della lesione al cervello e dall'età del paziente, con le migliori possibilità di recupero per i giovani rispetto agli
anziani. Dopo un anno, le possibilità che un paziente in stato vegetativo persistente riguadagni la coscienza sono molto basse e la maggior parte dei pazienti che recuperano la coscienza sperimentano disabilità
significative. Mentre quanto più a lungo un paziente si trova nel PVS, tanto maggiori saranno le disabilità risultanti. La riabilitazione può contribuire al recupero, ma molti pazienti non progrediscono mai al punto di essere capaci di prendersi cura di se stessi. Alcune fonti autorevoli sostengono che il coma apallico sia, in effetti, irreversibile, e che i pochi pazienti di cui viene riportato il recupero non stavano soffrendo del vero
PVS. Questa conclusione è oggetto di disputa dal momento che ci sono stati casi d’improvviso risveglio. Nonostante tutto, rimangono ancora dispute sull'affidabilità della diagnosi di stato vegetativo persistente, in
particolare quando questa diagnosi viene emessa da un numero limitato di fisiologi (oppure medici senza esperienza nell'area del PVS). Uno studio su 40 pazienti nel Regno Unito riteneva che il 43% di quelle
diagnosi di stato di PVS fossero errate ed un altro 33% di questi pazienti riuscì a riprendersi mentre lo studio era in corso.

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SCIENZA & VITA: SONO SOLO SOSTEGNI VITALI
ALIMENTAZIONE E IDRATAZIONE NON SI TOCCANO

“Sì all’alimentazione e all’idratazione come sostegni vitali”. Lo ricorda l’Associazione Scienza & Vita che interviene nel dibattito politico-culturale che in queste ore si è fatto ancor più acceso, in riferimento ad una legge che tuteli il fine vita. “Una disciplina – precisa Scienza & Vita – che non può e non deve prevedere la possibilità di rinunciare all’alimentazione e all’idratazione. Una tentazione, quest’ultima, che emerge nelle schiere dei laici e talvolta si insinua persino in ambienti cattolici e che deve essere assolutamente respinta”.
Auspicando che la normativa nasca nel segno del “favor vitae”, Scienza & Vita ricorda anche altri sei punti “qualificanti”: Sì ad una legge che proibisca l’eutanasia in tutte le sue forme e l’abbandono del malato; No all’accanimento terapeutico; Sì alle cure palliative e alla terapia del dolore; Sì alla promozione di ogni forma di assistenza e di sostegno al malato e alla sua famiglia; Sì al rafforzamento della relazione medico/paziente, basata sull’alleanza terapeutica, quale luogo in cui si collocano sia le volontà del paziente, dichiarate in modo “certo” e “inequivocabile”, sia la responsabilità del medico – in ogni situazione clinica – di valutare in scienza e coscienza nel rispetto del bene supremo della vita; No ad una legge sul testamento biologico come forma di autodeterminazione quale scelta insindacabile su come e quando morire”.

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